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Laboratorio Permanente di Fotografia - Direttore Artistico Enrico Prada
 
 
 

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In cerca di Achab

Navigazioni e derive del volto fotografico

 

 

 

Centro Adolescere

V.le Repubblica 25 - Voghera (PV)

 

Dal 22 al 30 Maggio 2010

Inaugurazione: Sabato 22 Maggio 2010, ore 16

Orari di apertura:

Sabato e Domenica 10-12 e 16-18; Feriali 16-18

 

Organizzazione e info:

 

OltreFoto

Laboratorio Permanente di Fotografia

info@oltrefoto.it

Tel. 349 0852080 - 335 7702013

 

Associazione Culturale Progetto Voghera

Ing. Leonardo Gallina

leonardogallina@inkgraphics.it

Tel. 329 9516764

 

Fondazione Adolescere

info@adolescere.org

Tel. 0383 343011

Le immagini della mostra

L'inaugurazione - Premiazione concorso

Rassegna stampa

Programma

 

 


Precedenti esposizioni


 

Sala Pagano

P.za C. Battisti - Voghera

 

Dal 5 al 7 Giugno 2009

Inaugurazione: Sabato 6 Giugno 2009, ore 18

Orari di apertura:

Tutti i giorni dalle 10 alle 21

 

Organizzazione e info:

 

OltreFoto

Laboratorio Permanente di Fotografia

info@oltrefoto.it

 

Tel.

349 0852080 - 335 7702013

Rassegna stampa

L'allestimento

 


 

ex chiesa di S. Maria Gualtieri

P.za della Vittoria 1, Pavia

 

Dal 13 al 15 giugno 2008

Inaugurazione: sabato 14 giugno 2008, ore 18

 

Rassegna stampa

L'inaugurazione

 


 

In Africa un missionario rimproverava i suoi fedeli perché andavano nudi.

 “E tu”, ribatterono indicando il volto, “non sei anche tu nudo in qualche parte ?”.

“Certo, ma questo è il volto”, si giustificò il missionario.

Al che gli indigeni risposero: “Ma in noi dappertutto è volto”.

 

(Roman Jakobson)

 

 

La mostra è frutto di un laboratorio dedicato al volto in fotografia, ideato e diretto da Enrico Prada per i fotografi di OltreFoto, a partire da alcune idee contenute nel saggio che Tullio Pericoli ha dedicato al ritratto in pittura (L’anima del volto).

 

Primo passo di questo lavoro: imparare ad osservare il volto, ovvero il tentativo di dar vita ad una ecologia dello sguardo, una pulizia visiva per sgombrare il campo visivo e la mente da luoghi comuni e automatismi.

Per questo il volto è stato scomposto nei suoi elementi costitutivi di base: linee, forme, volumi, luci, ombre. Ne è scaturito un volto “esploso” in frammenti, decostruito; un volto visto, finalmente, per quello che è: una morfologia mobile. La prima fase della ricerca, dunque, è stata una navigazione in cerca dei segni del volto, prima ancora dei segni sul volto.

 

Secondo passo: imparare a leggere il volto, ovvero rimetterne insieme i frammenti, ricostruire il volto disperso (e ritrovato) per poterlo guardare senza pregiudizi. Per poterlo ascoltare. Un volto che, essendo prima di tutto Forma, mostra i tratti che lo compongono, i propri segni, come fossero pagine da leggere, da decifrare. Ma a questo punto i fotografi di OltreFoto hanno cominciato a porsi alcune domande: come ascoltare il volto? Come ascoltare le frasi, le urla o le storie tracciate da quelle linee-bocca, curve-occhi, solchi-rughe? In altre parole, i fotografi davanti al volto come iscrizione da decifrare si sono trovati nella necessità di interrogarsi sul proprio mezzo espressivo: cosa può fare la fotografia davanti al volto?  

Così, quella che sembrava una tranquilla esplorazione, una navigazione sicura verso le storie contenute nei volti si è trasformata in un incontro con un Maelström di domande. Improvvisamente il clima è cambiato, s’è fatto tempestoso: il volto si è dilatato, è diventato immenso. Un luogo ben più vasto delle apparenze: terminale di tutto il corpo, gorgo in cui vorticano presente e passato, l’oggi e la storia.  Un luogo, ad esempio, dove le fatiche di una vita confluiscono in una ruga; o dove, nelle pieghe degli occhi, affiorano i tratti dei padri, della genealogia individuale.

Il volto è diventato improvvisamente grande, troppo grande e la fotografia, il minuscolo tempo fotografico, troppo stretti per contenere in un solo e singolo attimo qualcosa di così smisurato, intenso e profondo.

Terzo passo: prendere atto di questa rotta frantumata, di questa deriva e tradurre in equivalenti visivi le domande e le inquietudini emerse nello sguardo. “In cerca di Achab”, dunque, è il resoconto di queste interrogazioni davanti a un nuovo paesaggio: volti resi irriconoscibili (perché inafferrabili) dal mosso, dalla tecnica del panning o dallo sfocato.

 

Volti resi illeggibili perché diluiti nell’acqua o sovraesposti sino al limite della bruciatura. Oppure ritratti che contengono altri ritratti: la propria storia riepilogata attraverso altre fotografie; doppie esposizioni che ritraggono in una sola immagine momenti diversi; o autoritratti che, sempre in doppia esposizione, sovrappongono ai segni di oggi quelli fantasmatici della madre.

 

Immagini di volti dai margini aleatori, inafferrabili; in una parola: estesi, perché forse davvero “in noi dappertutto è volto”.

 

 

Enrico Prada

Direttore Artistico di OltreFoto

 

 

 

 

 

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