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Posted on Sun, 11 Jan 2009 23:26:40 by Frank Dal 16 Gennaio e fino al 22 Marzo Spazio Forma a Milano ospita una grande mostra antologiaca dedicata al maestro di Senigallia. Più di 200 foto tra le più importanti, in formato originale, stampe vintage e autografate dall'autore. Dalle prime foto scattate sulla spiaggia di Senigallia alla serie dedicata all'ospizio (Verrà la morte e avrà i tuoi occhi) ai pretini in festa nel cortile innevato del seminario, con le loro tonache così nere contro lo sfondo così bianco da sembrare sospesi nel tempo(Io non ho mani che mi carezzino il volto), a Lourdes, alle ormai leggendarie fotografie di Scanno, ai contadini de La buona terra alle serie dedicate alle grandi Poesie (A Silvia, Io sono nessuno…). Oltre la gioia di vedere una raccolta così numerosa la soddisfazione di sapere che Oltrefoto ci aveva pensato già quattro anni fa in occasione della prima edizione delle Giornate fotografiche vogheresi. A questo punto lancio una proposta che potrebbe essere un’appello, anche a Enrico, perché non rifare Il dizionario Giacomelli dove e quando non lo so ma potrebbe essere un’occasione per me come per tanti altri che allora non facevano parte di Oltrefoto di rivedere qualcosa di veramente speciale… Cosa ne pensate? |
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Posted on Fri, 09 Jan 2009 13:50:08 by Paolo Il cinema, soprattutto americano, è spesso a corto di idee e per sopperire a questa mancanza sfrutta vecchi copioni. Di solito i remake sono film mediocri, ma ci sono eccezioni.Nel 1962 Gregory Peck e Robert Mitchum sono i protagonisti de “Il promontorio della paura”. Peck è un avvocato che ha fatto condannare il criminale Mitchum. Quest’ultimo, quando esce dalla prigione, vuole fargliela pagare e minaccia l’avvocato e la sua famigliola, la classica famiglia mid-class americana con moglie e figlioletta, villetta a schiera con giardinetto e station-wagon. Nessun fronzolo, nessuna nevrosi. I ruoli sono chiari: il buono da una parte e il cattivo dall’altra. Non c’è possibilità di errore. Nel 1991 Martin Scorsese rifà il film e lo intitola “Cape Fear”. Il “buono” è Nick Nolte, il “cattivo” è Robert DeNiro (notare le virgolette). L’avvocato ha commesso una grave mancanza, etica ma anche penalmente perseguibile: non ha portato in tribunale tutte le prove che avrebbero aiutato ad alleggerire la posizione processuale del cattivo (uno psicopatico strupatore), suo cliente. DeNiro quando esce dalla prigione vuole fargliela pagare. I ruoli non sono chiari: il cattivo ha le sue ragioni, il buono non è poi così buono, la moglie è nevrotica, la figlia non disdegna le attenzioni morbose del “cattivo”. Inoltre, e il messaggio è chiaro, Scorsese fa interpretare il ruolo dell’avvocato di Nick Nolte (il buono di questo film) a Robert Mitchum (il cattivo del primo film) e l’avvocato di DeNiro (il cattivo di questo film) a Gregory Peck (che era il buono del primo film). Ottimo esempio di remake nettamente superiore all'originale, con un DeNiro e uno Scorsese che avrebbero meritato l'Oscar. |
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Posted on Fri, 02 Jan 2009 23:43:21 by Frank Una notizia molto allettante per gli appassionati di fotografia, l'intero archivio fotografico della prestigiosa rivista LIFE è on-line su Google. Il progetto è molto ambizioso si tratta di circa 10 milioni di immagini tra foto e acque forti dal 1750 ad oggi, di cui solo una piccola parte è stata publicata. Le immagini possono essere visionate gratuitamente, attualmente è in rete circa il 20% dell'intero archivio ma Google assicura che nel giro di qualche mese tutta la digitalizzazione sarà completata. Le immagini possono essere visualizzate sia in miniatura che nelle loro reali dimensioni. Un’occasione unica per visionare le immagini di fotografi famosissimi che hanno fatto la storia di LIFE come Margaret Bourke-White e Alfred Eisenstaedt, i reportage di guerra di Robert Capa e Larry Burrows, caduti mentre lavoravano proprio per questa rivista in Vietnam e Cambogia, gli stupendi “racconti fotografici” di W. Eugene Smith, e altri come Cornell Capa (fratello di Robert), Dennis Stock e Andreas Feininger. Insomma più di un motivo per visitare il link che ho riportato qui sotto. http://images.google.com/hosted/life |
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Posted on Thu, 18 Dec 2008 16:51:53 by Paolo I western di Sergio Leone costituiscono il momento di rottura rispetto a quelli epici, ottimistici, che descrivono la “nascita di una nazione” di John Ford. Gli ”eroi” di Leone sono brutti sporchi e cattivi, non si battono per qualche alto ideale ma esclusivamente per una bel mucchietto di dollari. Anche “il buono” de "Il buono, il brutto, il cattivo" è solo più ironico degli altri ma non meno cinico e attento ai propri interessi. Questa visione leoniana ha la sua apoteosi nel 1968 quando il regista italiano va in Monument Valley, location di quasi tutte le produzioni di John Ford, a girare “C’era una volta il West”. Il film è un grande omaggio all’epopea della frontiera cantata da Ford ma nello stesso tempo rappresenta l’atto conclusivo della leggenda e il passaggio a un’epoca nuova, caratterizzata dalla tecnologia (i treni), da nuovi personaggi più cinici, meno idealisti che non credono più (romanticamente) che per aggiustare le cose basti solo “un buon colpo di pistola”. John Ford era il cantore della nascita di un mondo, mentre Leone ne racconta la morte. I colori della Monument Valley di Ford sono solari, tersi e sterminati, quelli di Leone sono invece accecanti, polverosi e claustrofobici. Il colore di "C’era una volta il west" è quello seppiato di una foto d’epoca. Un colore del passato. Come ebbe a dire lo stesso Leone: “L’eroe di Ford si affaccia alla finestra per guardare l’orizzonte, il futuro radioso. Il mio eroe se si affaccia alla finestra rischia di prendere una pallottola in fronte…”. |
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Posted on Thu, 11 Dec 2008 20:48:58 by Paolo Alcune considerazioni di ritorno dalla visione delle mostre di William Klein a Spazio Forma (fino all’11 gennaio) e di Robert Frank a Palazzo Reale (fino al 18 gennaio). Nello spazio di poche fermate di metropolitana abbiamo la fortuna di poter confrontare l’opera di due grandi maestri della fotografia che si cimentano sul medesimo soggetto: l’America. Le immagini di Frank sembrano uscire da On the road di Kerouac, che non a caso firma la prefazione di quella pietra miliare che è Les Américains. Questo libro è il frutto di 2 anni (il 1955 e il 1956) “on the road”, appunto, del giovane Frank con famiglia al seguito, nel corso dei quali scattò 28000 (ventottomila) immagini. Di queste Robert Frank ne selezionò 83 che mostrano un’America che mai nessuno prima aveva osato rivelare: se dal punto di vista formale sono immagini chiare, direi quasi convenzionali, dal punto di vista contenutistico mettono in scena la fine (ma c’è mai stato un inizio ?) dell’American Dream, bar desolati, distributori di benzina in mezzo al deserto, strade senza fine che vanno verso il nulla, “puzza di decadenza e sconfitta”. Klein invece ci mostra la New York del 1956 attraverso foto che sembrano fatte da uno che non sa fotografare: sfuocate, mosse, sgranate, con i soggetti tagliati. Inoltre Klein spesso stampa i provini in grande formato e ritocca le immagini con segni di lapis rosso vivo. Il risultato è una New York inquieta, violenta (tutti i bambini fotografati hanno una pistola in mano), modernissima. Antitetici dunque nella forma ma rivoluzionari allo stesso modo. E non a caso entrambi ebbero grandissime difficoltà a pubblicare i loro lavori. Da non perdere. |
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