<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1"?><rss version="2.0"><channel><title>OltreFoto</title><link></link><description></description>
<item><title>risposta a Cecilia Elettra</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=14</link><pubdate>Sun, 19 Oct 2008 16:47:16 GMT</pubdate><description> Cara Elettra&lt;br /&gt;Ti rispondo battendo sui tasti con una sola mano perché con l’altra mi sto stropicciando gli occhi: ma come! All’alba del terzo millennio siamo ancora qui a domandarci se la fotografia può essere Arte? E sul Blog di Oltrefoto per giunta…..Scusa ma è come entrare in una Moschea e mettersi a chiedere in giro se Allah esiste veramente!&lt;br /&gt;E’ dai tempi del vecchio Marcel che non ho più dubbi: Arte è qualunque cosa venga venduta,comprata,donata,in una parola “valorizzata” senza tenere alcun conto della sua utilità pratica. I disegni utilizzati da uno psicoterapeuta non sono Arte, sono strumenti di lavoro e non mi stupisce che funzionino meglio delle fotografie in quanto vengono   f a t t i   dai loro autori attraverso la fusione simultanea di mente e braccio senza alcuna mediazione. Le fotografie invece, come dice il mio amico Ando Gilardi nel Suo ultimo libro, le fanno le macchine fotografiche, mica i fotografi i quali di loro ci mettono solo le idee, sempre che ne abbiano…&lt;br /&gt;Ricordo alcune gigantografie di cicche fumate che Irvin Penn aveva esposto  a N.Y.: esse sono Arte per la semplice ragione che migliaia di persone sono sfilate davanti ad esse per   c o n t e m p l a r l e.&lt;br /&gt;Da parte mia ho escogitato un piccolo trucco per sostenere la mia tesi: porto nel taschino della giacca una foto stampata lucida della Gioconda e, quando incontro un   D u b b i o s o,  gliela mostro chiedendo “ che cos’è”; e quello “ ma è una sublime opera d’Arte!!!”.&lt;br /&gt;Visto? Che ti dicevo?&lt;br /&gt;Affettuosamente tuo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giò &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By giorgio borgarelli&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>ancora su Arte vs Arte</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=15</link><pubdate>Wed, 22 Oct 2008 00:25:53 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/Hopper1.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Credo che il quesito posto da Hatshepsut sia più che legittimo, soprattutto all&amp;#039;alba del terzo millennio, invaso dai media e dalla massificazione. &lt;br /&gt;Se sposiamo l&amp;#039;idea che un&amp;#039;opera d&amp;#039;arte, per essere considerata tale, abbia bisogno di molte persone che vadano a contemplarla, allora potremmo definire “arte” anche un quotidiano particolarmente popolare o una di quelle performances televisive da quattro soldi in stile “reality”. &lt;br /&gt;Credo che la fotografia rappresenti una forma d&amp;#039;arte e che abbia la stessa dignità delle altre forme espressive &amp;quot;classiche&amp;quot;. E&amp;#039; che probabilmente è troppo giovane e non ha ancora avuto modo di essere messa alla prova dal Tempo, l’unico, implacabile giudice in grado di decretare il reale valore di un’opera d’arte.&lt;br /&gt;Forse il dilemma nasce proprio dalla relativa giovinezza di questo mezzo espressivo, non è ancora ben chiara la differenza tra un artista della fotografia e un semplice fotografo, mentre è oggi più che evidente la differenza che passa tra una pittore e un imbrattatore di muri.&lt;br /&gt;Forse la difficoltà nel creare una fotografia di valore nasce dal fatto che non si puo’ prescindere dalla realtà nel momento in cui viene scattata (a meno che non si utilizzi qualche trucco), mentre nella pittura l&amp;#039;artista ha milioni di possibilità espressive. Eppure credo sia proprio il carattere quasi estemporaneo della fotografia a farne un’ intrigante forma d&amp;#039;arte. &lt;br /&gt;Basti pensare a Yusuf Karsh e alla potenza espressiva dei suoi ritratti che raccontano storie, pensieri, emozioni racchiuse nel momento in cui viene scattata la foto. Il fotografo  cattura un istante fugace nel fluire del tempo, donandogli potenzialmente l’immortalita’. Ma poi, vivra’davvero in eterno quell’istante? Ancora una volta il Tempo potra’ prendersi, se lo vorra’, la sua rivincita: riacciuffare e risospingere nella tana dell’oblio cio’che gli era stato rubato.&lt;br /&gt;D’altro canto, mi chiedo come un fotografo possa riuscire a rendere lo stesso sgomento e lo stesso senso di straniamento mostrato da Hopper (un “realista”!) in questo quadro. I colori sono vivaci e brillanti, la scena ritratta rimanda a un’idea di vacanza, di gioventu’e spensieratezza…ma…il mare e’rigido e “immobile”, solcato da creste insormontabili come muri, la boa, sproporzionata rispetto alla barca, si avvicina minacciosa, il cielo e’ ostile, il destino insesorabile…Un fotografo dovrebbe aspettare che la Natura si pieghi al suo volere o cambiare decisamente soggetto, cercando e attendendo con pazienza infinita e sensibilita’rapace un istante- quell’istante-che potrebbe non arrivare mai!&lt;br /&gt;Come conciliare la flessibilita’e lo straordinario potere di aggiustamento dell’occhio umano con la rigidita’(immutabile?) dell’obiettivo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E continuo a rincorrermi oscillando nei dubbi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque bravi! Continuate così! Credo che ci sia assoluto bisogno di iniziative come le vostre che stimolino il confronto e che insegnino a guardare oltre la superficie! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Matteo Fabbi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>aima</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=11</link><pubdate>Tue, 14 Oct 2008 21:26:33 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/invito aima.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; cari tutti&lt;br /&gt;come già annunciato dall&amp;#039;onnipresente webmaster ho l&amp;#039;onore di invitarvi alla mostra che presento a Roma. so che è un po&amp;#039; fuori mano, ma se vi capitasse di passare di lì, la mostra rimane aperta alla Camera Verde, in via Miani 20,a Roma, dal 18 Ottobre al 18 Novembre, dalle 17.30 alle 23.00. vi allego l&amp;#039;invito. e spero poi di condividere con voi, il catalogo!!! un abbraccio ilaria &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By ilaria canobbio&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>World Press Photo</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=32</link><pubdate>Mon, 15 Mar 2010 22:33:12 GMT</pubdate><description> Rieccomi sul blog dopo circa un anno di assenza, su consiglio e esortazione di Enrico riporto uno scambio di mail che c&amp;#039;è stato tra di noi la scorsa settimana, riguardo ad un mio particolare commento sull&amp;#039;immagine di Pietro Masturzo che ha vinto il premio più ambito al World Press Photo 2010 (riguardante le immagini del 2009). Se ricordate, in modo provocatorio, nella mail che ho inviato a tutti definivo quell&amp;#039;immagine &amp;quot;discutibile&amp;quot; nessuno ha raccolto la mia provocazione tranne Enrico, questa è la sequenza esatta delle nostre discussione: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;07 marzo 2010 13.00 &lt;br /&gt;Ciao a tutti, volevo segnalare che in edicola potete trovare l&amp;#039;ultimo&lt;br /&gt;numero de L&amp;#039;Eurpeo (N 3 Marzo 2010) interamente dedicato ai fotografi&lt;br /&gt;italiani che negli anni hanno vinto il World Press Photo o comunque si&lt;br /&gt;sono classificati nelle varie categorie del premio. L&amp;#039;introduzione è&lt;br /&gt;affidata a Ferdinando Scianna. Il numero prende spunto dalla vittoria&lt;br /&gt;nella categoria più prestigiosa (la migliore foto dell&amp;#039;anno) di un&lt;br /&gt;italiano, il giovane Pietro Masturzo (prima di lui era capitato solo a&lt;br /&gt;Francesco Zizola nel 1996) con una discutibile immagine sulle proteste&lt;br /&gt;delle donne iraniane.&lt;br /&gt;Le immagini sono molto curate e anche i commenti allegati.&lt;br /&gt;Ciao&lt;br /&gt;Franco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;08 marzo 2010 15.26 &lt;br /&gt;Grande Frank!!! Grazie per la tempestiva segnalazione. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;P.S. La foto vincitrice non mi sembra &amp;quot;discutibile&amp;quot;, anzi! Mi sembra un modo &amp;quot;trasversale&amp;quot; di narrare: un grande &amp;quot;fuori campo&amp;quot; dove il dramma (un po&amp;#039; come nella tragedia greca) non avviene in scena (ovvero, nel nostro caso: nell&amp;#039;inquadratura), bensì oltre i margini dell&amp;#039;immagine. A questo proposito ti segnalo un bell&amp;#039;articolo di Colin sul Corriere.it in cui si discorre intelligentemente proprio di questo &amp;quot;nuovo sguardo&amp;quot; dei fotografi italiani free-lance, fatto più di attenzione e partecipazione agli eventi che di teatralità, qualità - quest&amp;#039;ultima - dei fotografi &amp;quot;embedded&amp;quot; o di quelli gestiti dalle grandi agenzie fotografiche, le quali che piazzano sui giornali e sulle riviste solo immagini &amp;quot;gridate&amp;quot;, spettacolari. Televisive, insomma. Etc.&lt;br /&gt;Possiamo continuare la chiacchierata venerdì, se ti va.&lt;br /&gt;Un abbraccio.  Enrico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;08 marzo 2010 21.14 &lt;br /&gt;Caro Enrico, non avevo dubbi che saresti stato l’unico a rispondere alla mia piccola provocazione. Ne riparleremo sicuramente venerdì ma lascia che ora ti accenni semplicemente perché definivo discutibile l’assegnazione del World Press Photo all’immagine di Pietro Masturzo. Premetto che sono pienamente d’accordo con quanto ha scritto Gianluigi Colin su Corriere.it sullo sguardo “alternativo” dei fotografi italiani, che non espone il fatto ma lo lascia intuire, tuttavia l’immagine di Masturzo non mi convince del tutto sai perché? Tu ci hai sempre detto che un’immagine deve comunicare qualcosa, e chi la osserva deve capire il messaggio che essa ci trasmette, ora non me ne volere, considerandomi troppo banale, ma sai cosa ho pensato vedendo l’immagine per la prima volta senza leggere la didascalia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Napoli, rione Sanità all’imbrunire, sotto un cielo plumbeo che minaccia temporale un gruppo di vecchie comari ha appena ritirato i panni stesi e una di esse urla a una vicina avvertendola di fare lo stesso perché di li a poco pioverà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo quando ho letto la didascalia anche io ho detto Ah! Però! Che punto di vista diverso… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però… Però i panni stesi sono stati il mio primo pensiero. Non fraintendermi non cerco i sensazionalismi a tutti i costi, l’immagine con cui Gianfranco Moroldo  è stato premiato al WPP del 1968 che ritrae una sconfinata serie di macerie e un uomo che urla la sua disperazione al cielo sarà scontata ma a me emoziona, trasmette un po’ della sua rabbia e impotenza contro il destino, l’immagine che vinse il WPP del 2005(credo) che ritraeva una donna disperata china accanto al corpo di un proprio caro morto, di cui si intravedeva solo un braccio martoriato, urlava al mondo la disperazione per lo tsunami che aveva colpito l’Indonesia la vedova afgana con il burka che prega sulla tomba del marito (Nachtway a pagina 6 di questo numero dell’Europeo) urla la disperazione di un popolo davanti alla follia dei talebani in Afghanistan, l’immagine di Masturzo bisbiglia la rabbia di un popolo o parte di esso ma lo fa tramite una didascalia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un abbraccio forte! A venerdì&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;09 marzo 2010 11.22 &lt;br /&gt;Ciao Frank, rieccomi (tra l&amp;#039;altro sto pensando che questi nostri micro-interventi varrebbe forse la pena di trasferirli sul blog di Oltrefoto, che sta languendo. E non solo quello, a dire il vero)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti rispondo dopo aver sfogliato il bellissimo numero di Epoca che avevi segnalato e dopo aver letto l&amp;#039;acida e malinconica presentazione di F. Scianna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono accorto che quello che scrivevo ieri era, senza saperlo, in linea con l&amp;#039;analisi di Scianna, ma anche con un certo modo di guardare le immagini (un modo che – rispetto a voi, ad esempio – ha alle spalle una tradizione di lettura e di visione un po’ più collaudata. In altre parole sia Scianna che io siamo più vecchi). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma credo che il punto stia altrove e la tua risposta è esemplare. Il problema vero, nella comunicazione fotografica, è proprio il lettore. Che la comunicazione fotografica sia &amp;quot;ambigua&amp;quot; (ovvero senza un preciso significato tracciato sulla carta millimetrata) è un fatto che a OF abbiamo acquisito (credo). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il senso fluttuante, incerto, aperto a letture molteplici è sostanziale in fotografia. E’ in agguato, si, ma ne rappresenta anche la ricchezza vitale. E l’immagine di Masturzo, hai perfettamente ragione, si presta – senza l’ancoraggio della didascalia – ad una lettura aperta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l’altro, non so se hai dato un’occhiata anche alle altre due immagini del suo reportage sui tetti di Tehran: sono molto più deboli dell’immagine che ha vinto, quasi deludenti. Probabilmente Scianna ha ragione quando dice che la giuria del WWP ha voluto, da un po’ di tempo, allontanarsi da quelle icone “facili” della tragedia (Scianna parla addirittura di “pornografia” del dolore), come se volesse dare vita ad un nuovo “repertorio” di simboli del dolore e della tragedia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono tutte riflessioni a caldo: “appunti” più che meditazioni approfondite e credo che questa sia una buona occasione per guardare alla fotografia anche in modo etico e non solo, come si fa ad OF e in (quasi) tutto il mondo amatoriale, come momento di sublimazione estetica. Insomma, in fotografia non c’è solo il bello (ricercato per stare bene con sé stessi), c’è anche l’orrore, lo smarrimento; ci sono anche le domande; tutte cose che reclamano risposte e la nostra partecipazione emotiva e morale. E anch’io dovrò riflettere su tutti questi “appunti” .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un abbraccio e grazie per aver dati il “la” a questo scambio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è quanto... naturalmente il discorso è ancora aperto e qualsiasi intervento è ben accetto...&lt;br /&gt;Mi permetto solo di fare un&amp;#039;altra segnalazione, è in edicola PROGRESSO FOTOGRAFICO Serie ORO N° 10 dedicato ai maestri della fotografia, contiene sei monografie,a mio parere molto ben fatte dedicate ad altrettanti maestri:&lt;br /&gt;Man Ray&lt;br /&gt;Alfred Stieglitz&lt;br /&gt;Laslo Moholy Nagy&lt;br /&gt;Lewis Carroll&lt;br /&gt;André Kertész&lt;br /&gt;W. Eugene Smith&lt;br /&gt;Un caro saluto a tutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Franco Castellari&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>World Press Photo 2</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=33</link><pubdate>Wed, 17 Mar 2010 22:39:08 GMT</pubdate><description> Giusto per sapere di cosa stiamo parlando:&lt;br /&gt;http://www.worldpressphoto.org/ &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Waiting for someone that&#039;ll never arrive...</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=22</link><pubdate>Fri, 31 Oct 2008 18:44:24 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/IMG_1429 copy 2.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; [...] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Staffetta</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=8</link><pubdate>Wed, 08 Oct 2008 20:58:35 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/Staffetta.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;b&gt; Staffetta &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho un amico che non vuole crescere e che per questo ha rinunciato ad un amore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivo troppo in fretta ma qualcosa ieri sera mi ha urlato di fermarmi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presterò ascolto? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Regresso tecnologico imposto. Osserviamo passivi?</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=34</link><pubdate>Mon, 01 Dec 2008 19:51:52 GMT</pubdate><description> &lt;i&gt; &lt;b&gt;Esiodo&lt;/b&gt;, prima ancora dell&amp;#039;avvento della filosofia, ne Le opere e i giorni si interroga, attraverso il filtro del mito, sul &lt;b&gt;problema del progresso&lt;/b&gt;. Egli immagina un mondo soggetto ad una degenerazione progressiva a partire da una edenica Età dell&amp;#039;oro &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall&amp;#039; EP all&amp;#039; MP3, dal Trinitron al Plasma, dalla Treccani a Wikipedia, dalla cabina del telefono all&amp;#039; IPhone. A nessuno più interessa la qualità in un&amp;#039; epoca in cui non si parla d&amp;#039; altro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font size=&quot;5&quot;&gt;...piccola provocazione per noi che della qualità della comunicazione abbiamo fatto qualcosa più di un hobby...&lt;/font&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Pillole di cinema 3 – La memoria e il ricordo</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=29</link><pubdate>Fri, 23 Jan 2009 12:17:00 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/rex.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Amarcord” (1973) di Federico Fellini è, fin dal titolo, l’esempio classico di film ispirato ai ricordi, alla memoria (“a m&amp;#039;arcord” in dialetto romagnolo significa “mi ricordo” ed è un modo di dire ormai entrato nel linguaggio comune oltre che in tutti i dizionari, non solo italiani).&lt;br /&gt;Il film, la cui sceneggiatura è di Fellini stesso e del grande Tonino Guerra (ricordate “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita !!” ? ecco, lui….) è costituito da una serie di episodi legati all’infanzia degli autori: il transatlantico Rex, il passaggio della Mille Miglia, l’arrivo del gerarca fascista, la nevicata con neve alta 2 metri. &lt;br /&gt;Il film è popolato da personaggi immortali: la tabaccaia, la Gradisca, la Volpina, il nonno che si perde nella nebbia, lo zio matto che grida dalla cima di un albero “voglio una donnaaaaa !!!”, lo sceicco alto poco più di un metro che arriva col suo harem.&lt;br /&gt;Fellini, come sempre, gira il film quasi interamente in studio perché per rendere universali e immortali i ricordi è necessario non tanto essere “realisti” quanto costruire l’atmosfera, il sentimento, affrancarsi dalla realtà ed elevarsi alla poesia. Ecco quindi il Rex (che non è mai passato davanti alle coste romagnole), la neve alta 2 metri (mai vista in quelle zone, ma per un bambino anche pochi centimetri sembrano un’enorme quantità), l’immenso albero che sembra un baobab africano su cui si rifugia lo zio matto, il magnifico pavone che magicamente compare dal nulla durante la battaglia di palle di neve, ecc.&lt;br /&gt;“Radio Days” (1987), di Woody Allen è la versione ebraico-newyorkese di &amp;quot;Amarcord&amp;quot;. Così come il suo “progenitore”, “Radio Days” è un film senza trama; Allen, grande ammiratore di Fellini, realizza una serie di episodi ispirati a ricordi d’infanzia, familiari e scolastici, ognuno legato a una delle canzoni importanti nella sua giovinezza.&lt;br /&gt;Fellini si ricorda (o crede di ricordarsi) del passaggio del Rex davanti a Rimini; Woody Allen si ricorda di quando andava di fronte all’oceano per cercare di avvistare gli U-Boot tedeschi. Una volta gli era addirittura parso di vederne uno. Ma forse anche quello era solo uno scherzo della memoria. Ma poi, in fondo, cosa importa ? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Pillole di cinema 2 - I remake</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=27</link><pubdate>Fri, 09 Jan 2009 13:50:08 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/DeNiro.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il cinema, soprattutto americano, è spesso a corto di idee e per sopperire a questa mancanza sfrutta vecchi copioni. Di solito i remake sono film mediocri, ma ci sono eccezioni.&lt;br /&gt;Nel 1962 Gregory Peck e Robert Mitchum sono i protagonisti de “Il promontorio della paura”. &lt;br /&gt;Peck è un avvocato che ha fatto condannare il criminale Mitchum. Quest’ultimo, quando esce dalla prigione, vuole fargliela pagare e minaccia l’avvocato e la sua famigliola, la classica famiglia mid-class americana con moglie e figlioletta, villetta a schiera con giardinetto e station-wagon. &lt;br /&gt;Nessun fronzolo, nessuna nevrosi. I ruoli sono chiari: il buono da una parte e il cattivo dall’altra. Non c’è possibilità di errore.&lt;br /&gt;Nel 1991 Martin Scorsese rifà il film e lo intitola “Cape Fear”. &lt;br /&gt;Il “buono” è Nick Nolte, il “cattivo” è Robert DeNiro (notare le virgolette). L’avvocato ha commesso una grave mancanza, etica ma anche penalmente perseguibile: non ha portato in tribunale tutte le prove che avrebbero aiutato ad alleggerire la posizione processuale del cattivo (uno psicopatico strupatore), suo cliente. DeNiro quando esce dalla prigione vuole fargliela pagare. I ruoli non sono chiari: il cattivo ha le sue ragioni, il buono non è poi così buono, la moglie è nevrotica, la figlia non disdegna le attenzioni morbose del “cattivo”. Inoltre, e il messaggio è chiaro, Scorsese fa interpretare il ruolo dell’avvocato di Nick Nolte (il buono di questo film) a Robert Mitchum (il cattivo del primo film) e l’avvocato di DeNiro (il cattivo di questo film) a Gregory Peck (che era il buono del primo film).&lt;br /&gt;Ottimo esempio di remake nettamente superiore all&amp;#039;originale, con un DeNiro e uno Scorsese che avrebbero meritato l&amp;#039;Oscar. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Pillole di cinema 1 - Sergio Leone</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=27</link><pubdate>Thu, 18 Dec 2008 16:51:53 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/Armonica2.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I western di Sergio Leone costituiscono il momento di rottura rispetto a quelli epici, ottimistici, che descrivono la “nascita di una nazione” di John Ford. &lt;br /&gt;Gli ”eroi” di Leone sono brutti sporchi e cattivi, non si battono per qualche alto ideale ma esclusivamente per una bel mucchietto di dollari. Anche “il buono” de &amp;quot;Il buono, il brutto, il cattivo&amp;quot; è solo più ironico degli altri ma non meno cinico e attento ai propri interessi.&lt;br /&gt;Questa visione leoniana ha la sua apoteosi nel 1968 quando il regista italiano va in Monument Valley, location di quasi tutte le produzioni di John Ford, a girare “C’era una volta il West”.  Il film è un grande omaggio all’epopea della frontiera cantata da Ford ma nello stesso tempo rappresenta l’atto conclusivo della leggenda e il passaggio a un’epoca nuova, caratterizzata dalla tecnologia (i treni), da nuovi personaggi più cinici, meno idealisti che non credono più (romanticamente) che per aggiustare le cose basti solo “un buon colpo di pistola”.&lt;br /&gt;John Ford era il cantore della nascita di un mondo, mentre Leone ne racconta la morte.&lt;br /&gt;I colori della Monument Valley di Ford sono solari, tersi e sterminati, quelli di Leone sono invece accecanti, polverosi e claustrofobici. Il colore di &amp;quot;C’era una volta il west&amp;quot; è quello seppiato di una foto d’epoca. Un colore del passato.&lt;br /&gt;Come ebbe a dire lo stesso Leone: “L’eroe di Ford si affaccia alla finestra per guardare l’orizzonte, il futuro radioso. Il mio eroe se si affaccia alla finestra rischia di prendere una pallottola in fronte…”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Novembre</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=20</link><pubdate>Wed, 29 Oct 2008 09:18:52 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/Novembre.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Pioggia, nebbia, sera, pianura padana.... Tutto sembra guidare i sensi verso il torpore, ma è proprio oggi che i miei si risvegliano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Ruggeri&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Mamma mia.... il primo !!!</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=2</link><pubdate>Tue, 02 Sep 2008 21:09:31 GMT</pubdate><description> Ciao a tutti !!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L&amp;#039; emozione di essere il primo (BlogMaster escluso, ovviamente) a &amp;#039;imbrattare&amp;#039; questa lavagna è quasi tangibile... però qualcuno deve pur iniziare, no ? &lt;br /&gt;Buona lettura !!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&amp;#039; finito agosto, e con la sua fine ci rituffiamo più o meno tutti a capofitto per gli ultimi, fatidici quattro mesi del 2008. Quattro mesi in cui ci verrà chiesto di raggiungere obiettivi sul lavoro, di concludere quello che si è imbastito in primavera, quattro mesi in cui sentiremo innumerevoli volte la frase &amp;#039;prima della fine dell&amp;#039; anno&amp;#039; (e inizieremo ad odiarla....)&lt;br /&gt;Ed è proprio prima della fine dell&amp;#039; anno che vorrei concludere un progettino che sto iniziando proprio con questo post: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;proporre, analizzare, discutere ed approfondire argomeniti legati alla tecnica nella fotografia digitale. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andare ad affrontare tutte quegli argomenti magari scontati per molti ma probabilmente completamente sconosciuti per qualcuno, andare a fare (o a cercare di rispondere a) domande elementari, scavare nelle basi della tecnica per andare a colmare qualche lacuna che qualcuno (me sicuramente compreso) può avere.&lt;br /&gt;Quale miglior sede per fare questo se non un blog, dove l&amp;#039; interattività fra i vari utenti è regina ma il monitor e la scrivania di casa (o dell&amp;#039; ufficio) fanno da filtro magari alla vergogna di porre domande ritenute banali o stupide; dove lo scambio di opinioni, di impressioni o di idee sono il motore trainante che può portare ad esaurenti spiegazioni di quanto chiesto o semplicemente ad inutili (non è vero... niente è inutile!) divagazioni sul tema; dove ognuno è libero di esprimere la propria idea (se è uguale a quella del BlogMaster, si intende...)senza timori o censure.&lt;br /&gt;Ed allora eccoci qui. Il primo argomento che mi viene in mente è.. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt; IL SENSORE E LA PELLICOLA &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed in particolare, vorrei approfondire argomenti come il fattore di forma, il rumore, la sensibilità equivalente, la pulizia... insomma... tutto quello che riguarda il cuore di una macchina digitale, compatta, reflex o bridge che sia. &lt;br /&gt;Per iniziare suggerirei di iniziare da &lt;u&gt;cos&amp;#039;è, che forma ha e in cosa differisce da una pellicola.&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;C&amp;#039;è qualcuno che ha voglia di provare a dire la sua? Spero di si, altrimenti... beh altrimenti fra qualche giorno vi sorbirete la mia spiegazione.&lt;br /&gt;Buona notte e a presto !!! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Ruggeri&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>LETTERE...</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=33</link><pubdate>Sun, 23 Nov 2008 16:22:57 GMT</pubdate><description> Da un padre a un figlio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Domandi: cosa dovrei fare per diventare un fotografo come te?.... Come si può rispondere su qualcosa che non ha una spiegazione tecnica, che è impalpabile e proviene dall’interno?&lt;br /&gt;Certo inizialmente dovrai acquisire delle padronanze tecniche. Dovrai farlo, se vorrai esprimerti esteticamente utilizzando strumenti che sono anche puramente meccanici. Ma poi, dovranno diventare riflessi automatici, da dimenticare al più presto. Movimenti istintivi come aprire la bocca per mordere una mela. Allora una volta che questi riflessi saranno acquisiti, potrai concentrarti su quel che vedi nel mirino perché è attraverso il mirino che riuscirai a stabilire il legame tra la realtà e la tua personale interpretazione che di questa realtà vorrai darne. Ricordalo. Ogni cosa che vedi guardando in basso, sulla lastra di vetro della tua Rolleiflex è la realtà-le cose come sono. La fotografia è ciò che tu deciderai di farne di tutto questo.&lt;br /&gt;Guardando nel tuo mirino, quel che vedi potrà essere bello o divertente o potrà essere triste. Il tuo cuore potrà fermarsi per l’orrore di tutto ciò o i tuoi occhi velarsi di pietà o di vergogna.&lt;br /&gt;Ma questa è la realtà e tu devi sapere cosa farne. Penso che nessuno possa indicarti in che modo agire, a parte raccomandarti di essere onesto con te stesso. Certamente, non puoi interpretare cosa vedi nel mirino e trasformarlo in una buona foto senza avere la giusta conoscenza di cosa si tratta.&lt;br /&gt;Devi sentire una certa affinità verso quel che fotografi. Devi esserne parte e nello stesso tempo, rimanere sufficientemente distante e guardarlo in modo obiettivo. Come osservare dalla platea una commedia che conosci già a memoria. Purtroppo non esiste formula per acquisire questa conoscenza-a-memoria, questa comprensione. E’ qualcosa che nascerà spontaneamente dal profondo di te stesso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Estratto di una lettera inviata da Gorge Rodger (co-fondatore di Magnum-Photos) al figlio Jonathan, il 15 luglio 1970&lt;br /&gt;(Tratto dalla monografia Gorge Rodger I Grandi Fotografi Magnum Photos Hachette editore)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un figlio al padre…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro papà,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ti scrivo una lettera perché quello che si dice per telefono ha una certa tendenza a sparire nel chissà cosa. Sto cercando di esprimere a parole ciò che sento di più profondo, non solo per te ma per il mio lavoro e per tutti gli anni in cui siamo stati un padre e un figlio indefinibili. Non ho mai capito perché ho riservato il meglio di me a degli sconosciuti come Stravinsky invece che a mio padre.&lt;br /&gt;Quando ero ragazzo, avevamo una fotografia di te seduto al piano: crescendo, la vedevo tutti i giorni. Era dello studio di Bachrach, molto ritoccata e noi la chiamavamo “il Jack Avedon che sorride” era una battuta ricorrente in famiglia, perché era la foto di un uomo che non abbiamo mai visto, che io non conoscevo. Anni dopo Bachrach fece una pubblicità usando me come soggetto-Richard Avedon, fotografo. Mi fotografarono proprio come avevano fotografato te. Allo stesso pianoforte, in un luogo dove nessuno di noi due aveva mai vissuto.&lt;br /&gt;Io sto cercando di fare qualcosa di diverso. Quando posi per un fotografo stai dietro a un sorriso che non è il tuo. Tu sei arrabbiato, affamato, vivo. Cio che apprezzo dentro di te è quell’intensità. Voglio fare ritratti che siano intensi quanto le persone che fotografo. Voglio che la tua intensità passi attraverso di me, da lì nella macchina fotografica e che diventi una rivelazione per un estraneo.&lt;br /&gt;Di te amo l’ambizione la capacità di provare delusione, e queste cose sono in te più vive che mai.&lt;br /&gt;Ti ricordi quando avevo nove anni e tu hai cercato di insegnarmi ad andare in bicicletta? Eri arrivato nel New Hampshire per il fine settimana, credo, in estate, mentre noi eravamo lì in vacanza, e avevi ancora l’abito da lavoro. Mi stavi facendo vedere come andare in bici e sei caduto, e in quel momento io ho visto la tua faccia. Mi ricordo la tua espressione mentre cadevi. Avevo la mia Box  Brownie, e ti ho fotografato.&lt;br /&gt;Non mi sto spiegando. Mi capisci?&lt;br /&gt;Con affetto Dick&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando è morto nel 1973, ho trovato questa lettera, riposta nella tasca interna del suo vestito migliore, quello che non metteva mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Tratto da “Richard Avedon Ritratti”  Idea Books editore)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli anni passano, le tecniche cambiano, ma trovo che queste due lettere siano ancora meravigliosamente attuali. Voi cosa ne pensate?&lt;br /&gt;Un saluto Franco &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Franco Castellari&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>LA FIGURA NERA ASPETTA IL BIANCO... Mario Giacomelli a Spazio Forma</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=28</link><pubdate>Sun, 11 Jan 2009 23:26:40 GMT</pubdate><description> Dal 16 Gennaio e fino al 22 Marzo Spazio Forma a Milano ospita una grande mostra antologiaca dedicata al maestro di Senigallia. Più di 200 foto tra le più importanti, in formato originale, stampe vintage e autografate dall&amp;#039;autore. Dalle prime foto scattate sulla spiaggia di Senigallia alla serie dedicata all&amp;#039;ospizio (Verrà la morte e avrà i tuoi occhi) ai pretini in festa nel cortile innevato del seminario, con le loro tonache così nere contro lo sfondo così bianco da sembrare sospesi nel tempo(Io non ho mani che mi carezzino il volto), a Lourdes, alle ormai leggendarie fotografie di Scanno, ai contadini de La buona terra alle serie dedicate alle grandi Poesie (A Silvia, Io sono nessuno…). Oltre la gioia di vedere una raccolta così numerosa la soddisfazione di sapere che Oltrefoto ci aveva pensato già quattro anni fa in occasione della prima edizione delle Giornate fotografiche vogheresi. A questo punto lancio una proposta che potrebbe essere un’appello, anche a Enrico, perché non rifare Il dizionario Giacomelli dove e quando non lo so ma potrebbe essere un’occasione per me come per tanti altri che allora non facevano parte di Oltrefoto di rivedere qualcosa di veramente speciale… Cosa ne pensate? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Franco Castellari&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>L&#039;immagine di uno sguardo II</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=6</link><pubdate>Thu, 02 Oct 2008 21:38:27 GMT</pubdate><description> Eccoci a un nuovo appuntamento con l&amp;#039;immagine di uno sguardo, ovviamente oltre che commenti sono gradite, altre descrizioni di immagini.&lt;br /&gt;Novi Ligure 01/10/2008 ore 19.00 il cielo è di un azzurro pallido, la luce appena arrossata, su di una strada interna, da entrambi i lati,  sono parcheggiate distrattamente molte macchine. Tre ragazzi si fermano in un angolo a conversare, vicino alla casa di una di loro.&lt;br /&gt;Il mio sguardo è attratto dalla parte opposta dove dietro una elegante cancellata in ferro battuto verniciata in color canna di fucile si intravede un ricco giardino molto curato con alte piante ancora in fiore (nonostante la stagione). Ma il muretto che sorregge la cancellata è tutto scrostato, i pezzi di intonaco cadono e vi sono alcune crepe. &lt;br /&gt;Mi dà l&amp;#039;idea di un bel paradiso con le radici marcite...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frank &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Franco Castellari&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>L&#039;immagine di uno sguardo III</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=7</link><pubdate>Mon, 06 Oct 2008 22:12:04 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/Sironi.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Tangenziale Ovest di Milano, ore 18.30 di un giorno lavorativo qualsiasi.&lt;br /&gt;Il cielo è parzialmente coperto da nuvole grigie e minacciose da cui però spunta un tramonto roseo. Improvvisamente le 4 enormi ciminiere di un vecchio complesso industriale poste sulla destra della fiumana di auto incolonnate mi appaiono come mai in precedenza: sembrano appena uscite da un quadro di Sironi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>L&#039;archivio di LIFE su Google</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=26</link><pubdate>Fri, 02 Jan 2009 23:43:21 GMT</pubdate><description> Una notizia molto allettante per gli appassionati di fotografia, l&amp;#039;intero archivio fotografico della prestigiosa rivista LIFE è on-line su Google. Il progetto è molto ambizioso si tratta di circa 10 milioni di immagini tra foto e acque forti dal 1750 ad oggi, di cui solo una piccola parte è stata publicata. Le immagini possono essere visionate gratuitamente, attualmente è in rete circa il 20% dell&amp;#039;intero archivio ma Google assicura che nel giro di qualche mese tutta la digitalizzazione sarà completata. Le immagini possono essere visualizzate sia in miniatura che nelle loro reali dimensioni. Un’occasione unica per visionare le immagini di fotografi famosissimi che hanno fatto la storia di LIFE come Margaret Bourke-White  e Alfred Eisenstaedt, i reportage di guerra di Robert Capa e Larry Burrows, caduti mentre lavoravano proprio per questa rivista in Vietnam e Cambogia, gli stupendi “racconti fotografici” di W. Eugene Smith, e altri come Cornell Capa (fratello di Robert), Dennis Stock e Andreas Feininger. Insomma più di un motivo per visitare il link che ho riportato qui sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://images.google.com/hosted/life &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Franco Castellari&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>L&#039; immagine di uno sguardo</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=5</link><pubdate>Mon, 22 Sep 2008 21:56:17 GMT</pubdate><description> Ciao a tutti, vorrei dedicare questo post, a qualcosa che noi di Oltrefoto conosciamo bene, lo sguardo a quelle immagini istantanee che talvolta catturiamo con la nostra mente e che non vengono fissate su di un fotogramma o da un sensore ma magari da una porzione della nostra memoria giusto il tempo (anche qui esiste l&amp;#039;immagine latente) per essere poi scritta su di un taccuino. Mi piacerebbe se ognuno di noi di tanto in tanto scrivesse in questo spazio ciò che il suo sguardo per un attimo vede e la sua mente fissa.&lt;br /&gt;Comincio io...&lt;br /&gt;17/09/2008 ore 18.55 il sole sta tramontando, ma io non lo vedo, sto aspettando una persona immerso tra mura di alti palazzi, tutti uguali, ricoperti di piccole piastrelle di gress rettangolari uguali anch&amp;#039;esse, tutte icastrate l&amp;#039;una sull&amp;#039;altra con perfezione. L&amp;#039;aria è fresca di una serata di fine estate il cielo è ancora azzurro ma leggermente velato come fosse triste. Intorno a me un deserto, nessuna persona, solo macchine parcheggiate, dalle finestre qualche lontano odore di cibo.Su uno di questi muri tutti uguali spicca una targa dorata lucidissima:&lt;br /&gt;                  ORARIO GIOCHI &lt;br /&gt;                   DEI BAMBINI&lt;br /&gt;            Dalle ore 10 alle ore 13&lt;br /&gt;           e dalle ore 16 alle ore 21&lt;br /&gt;        E&amp;#039; VIETATO IL GIOCO DEL PALLONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi alti muri mi appaiono ora per quello che sono veramente: alti ostacoli che limitano piccole libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao Frank &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Franco Castellari&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Intrigo Internazionale: il cinema di Roman Polanski</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=4</link><pubdate>Sun, 21 Sep 2008 17:36:23 GMT</pubdate><description> &amp;quot;Alcuni sostengono che la foto sia il contrario del cinema. Ferma l&amp;#039;attimo, ignora il divenire. Lei cosa ne pensa ?&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Ma il cinema &amp;quot;è&amp;quot; fotografia! Ventiquattro scatti in un secondo. Alla scuola di cinema, in Polonia, il primo anno era dedicato alla fotografia, il vero punto di partenza&amp;quot;&lt;br /&gt;(Roman Polanski)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intrigo Internazionale: il cinema di Roman Polanski&lt;br /&gt;Mostra Fotografica dedicata al regista polacco&lt;br /&gt;Museo Nazionale del Cinema - Torino&lt;br /&gt;24 Settembre - 8 Dicembre&lt;b&gt; &lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Il macellaio</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=17</link><pubdate>Thu, 23 Oct 2008 14:32:39 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/Il macellaio.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; vocigridaressacaldopuzzagente&lt;b&gt;FAME&lt;/b&gt;sporcolucenausea&lt;b&gt;PROFUMI&lt;/b&gt;folliapovert&lt;br /&gt;à&lt;b&gt;TRADIZIONE&lt;/b&gt;igieneladrivecchi&lt;b&gt;VOGLIA&lt;/b&gt;neroodorecaosspintepanicoschifospo&lt;br /&gt;rcoacqua&lt;b&gt;SENSAZIONI&lt;/b&gt;urlamalebruttopaura&lt;b&gt;FORZA&lt;/b&gt;panicofetorelurido&lt;b&gt;COMPRO&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Grazie a voi</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=32</link><pubdate>Sat, 22 Nov 2008 20:36:15 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/grazie.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Grazie a voi per la vostra disponibilità e la vostra pazienza. Spero che al prossimo workshop possa essere nuovamente dei vostri. Saluti a tutti! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Ruggeri&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Grazie a tutti!</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=31</link><pubdate>Sun, 16 Nov 2008 21:35:58 GMT</pubdate><description>&lt;img src=&quot;http://www.oltrefoto.it/Blog/images/IMG_1515 copy.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Rubo qualche riga sul nostro blog per ringraziare tutti quelli che hanno partecipato al workshop di oggi a Pavia. &lt;br /&gt;Per me è stata una giornata veramente particolare e spero di essere riuscito a trasmettere un po&amp;#039; del nostro entusiasmo anche a chi si sta avvicinando in queste settimane al nostro gruppo.&lt;br /&gt;Grazie soprattutto a Voi, &amp;#039;studenti&amp;#039; assetati di sapere, perchè anche da Voi ho imparato, perchè la condivisione e il confronto sono sempre costruttivi per tutti.&lt;br /&gt;Alla prossima,&lt;br /&gt;ilCommerciale (Cristiano) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Ruggeri&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Giornate Fotografiche Vogheresi 2009</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=31</link><pubdate>Mon, 10 Aug 2009 19:20:30 GMT</pubdate><description> Come anticipato nel precedente post, il Laboratorio sui luoghi è sfociato in una mostra che abbiamo intitolato &amp;quot;Paesaggi Invisibili&amp;quot;.&lt;br /&gt;Inaugureremo sabato 26 settembre.&lt;br /&gt;Ma le Giornate Fotografiche Vogheresi avranno anche un ospite d&amp;#039;onore veramente d&amp;#039;eccezione: Grazia Neri. &lt;br /&gt;Qui di seguito il programma completo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 26 settembre, ore 18, Sala Pagano, P.za C. Battisti, Voghera.&lt;br /&gt;OltreFoto inaugura la mostra fotografica &amp;quot;Paesaggi Invisibili&amp;quot;, frutto del Laboratorio ideato e diretto da Enrico Prada e ispirato a &amp;quot;Le città invisibili&amp;quot; di Italo Calvino.&lt;br /&gt;Ospite d&amp;#039;onore Grazia Neri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 26 settembre, ore 21, circolo &amp;quot;Il Ritrovo&amp;quot;, P.za C. Battisti, Voghera.&lt;br /&gt;Grazia Neri, titolare di una delle Agenzie foto-giornalistiche più importanti del mondo, presenterà il documentario dal titolo &amp;quot;40/10&amp;quot;. &lt;br /&gt;La proiezione ripercorre non solo la storia dell&amp;#039;Agenzia foto-giornalistica ma costituirà anche un&amp;#039;occasione di conversazione fra Grazia Neri e il pubblico sugli ultimi 40 anni di storia della Fotografia.&lt;br /&gt;Evento in collaborazione con il circolo &amp;quot;Il Ritrovo&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica 27 settembre, circolo &amp;quot;Il Ritrovo&amp;quot;, P.za C. Battisti, Voghera.&lt;br /&gt;Ore 10-13 (orario da confermare),&lt;br /&gt;lettura di portfolio, a cura di Grazia Neri.&lt;br /&gt;Ore 15-18 (orario da confermare), &lt;br /&gt;lettura di portfolio, a cura di un editor dell&amp;#039;Agenzia &amp;quot;Grazia Neri&amp;quot;.&lt;br /&gt;Evento in collaborazione con il circolo &amp;quot;Il Ritrovo&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la lettura portfolio si consiglia la prenotazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By admin&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Gino-magic32</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=21</link><pubdate>Thu, 30 Oct 2008 22:24:08 GMT</pubdate><description> Il mio commento sulla foto NOVEMBRE visto che slamo ancora in ottobre e nel tuo scritto non specifichi l&amp;#039;anno penso che sia stata scattata nel 1945. La vedo come una riproduzione vecchia. Lo scritto nella fotografia non serve per migliorare l&amp;#039;immagine ma semmai per aiutare lo spettatore nel comprenderne il contenuto, ma è l&amp;#039;immagine che deve trasmettere, non le bellissime parole. E non i nostri sensi che comunque chiudili tutti e lascia aperto solo il senso VISIVO.(lo SGUARDO). Questo è il mio modesto parere non me ne voglia, con simpatia un affetuoso saluto Gino Giacobone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Gino Giacobone&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Gino -a ilCommerciale</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=23</link><pubdate>Sun, 02 Nov 2008 15:21:06 GMT</pubdate><description> Carrissimo Commerciale la tua immagine mi mette molta curiosità è originale sia nel taglio che nella forma panoramica forse un po troppo nero avrei dato più respiro alla parte centrale, ma questo è un mio punto di vista, va benissimo anche cosi.L&amp;#039;idea è molto piacevole,Bravo bravo.&lt;br /&gt;Approposito di idee fotografiche io penso che sono una componente fondamentale nella riproduzione di immagini, ma io posso avere 1000 o 10000000 idee buone, piacevoli, fantasiose,poetiche,ecc.Ma se poi non si riesce ad applicarle nel fare fotografie rimarranno solo belle idee e nulla più.Ma io che guardo è l&amp;#039;immagine finale non l&amp;#039;idea iniziale.E&amp;#039; molto semplice non so se rendo l&amp;#039;idea.&lt;br /&gt;Alla prossima un salutone da Gino Giacobone.&lt;br /&gt;PS: Caro Commerciale una cortesia quando scrivi in un lingua che io non capisco mi faresti la gentilezza di mettermi i sottotitoli in italiano o in spagnolo, sai che io amo le cose semplici.Almeno in fotografia non complichimoci la vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Gino Giacobone&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Genova</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=16</link><pubdate>Wed, 22 Oct 2008 10:08:21 GMT</pubdate><description> Genova, via Pranzo in coda in una uggiosa mattinata di pioggia. In lontananza, seminascosto dalla nebbia, le gru del porto vegliano come sentinelle sulla città. dal &amp;#039;Centonove&amp;#039;, piccola focacceria consumata dal mare, esce una genovese di mille mila anni, curva sulla sua schiena a tal punto che difficilmente potrebbe guardarti in faccia, con il suo cartoccio un po&amp;#039; unto di focaccia calda, così calda che da dentro la macchina sono sicuro di sentirne il profumo. fuori la attende la pioggia. fine. battente. triste. ma che, a suo modo, rende Genova ancora più Genova. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Gino Giacobone&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Frank vs. Klein</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=27</link><pubdate>Thu, 11 Dec 2008 20:48:58 GMT</pubdate><description> Alcune considerazioni di ritorno dalla visione delle mostre di William Klein a Spazio Forma (fino all’11 gennaio) e di Robert Frank a Palazzo Reale (fino al 18 gennaio).&lt;br /&gt;Nello spazio di poche fermate di metropolitana abbiamo la fortuna di poter confrontare l’opera di due grandi maestri della fotografia che si cimentano sul medesimo soggetto: l’America.&lt;br /&gt;Le immagini di Frank sembrano uscire da On the road di Kerouac, che non a caso firma la prefazione di quella pietra miliare che è Les Américains. Questo libro è il frutto di 2 anni (il 1955 e il 1956) “on the road”, appunto, del giovane Frank con famiglia al seguito, nel corso dei quali scattò 28000 (ventottomila) immagini. Di queste Robert Frank ne selezionò 83 che mostrano un’America che mai nessuno prima aveva osato rivelare: se dal punto di vista formale sono immagini chiare, direi quasi convenzionali, dal punto di vista contenutistico mettono in scena la fine (ma c’è mai stato un inizio ?) dell’American Dream, bar desolati, distributori di benzina in mezzo al deserto, strade senza fine che vanno verso il nulla, “puzza di decadenza e sconfitta”. &lt;br /&gt;Klein invece ci mostra la New York del 1956 attraverso foto che sembrano fatte da uno che non sa fotografare: sfuocate, mosse, sgranate, con i soggetti tagliati. Inoltre Klein spesso stampa i provini in grande formato e ritocca le immagini con segni di lapis rosso vivo. Il risultato è una New York inquieta, violenta (tutti i bambini fotografati hanno una pistola in mano), modernissima.&lt;br /&gt;Antitetici dunque nella forma ma rivoluzionari allo stesso modo. E non a caso entrambi ebbero grandissime difficoltà a pubblicare i loro lavori.&lt;br /&gt;Da non perdere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Paolo Valassi&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>E vero qualcuno doveva pur cominciare...</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=3</link><pubdate>Fri, 05 Sep 2008 18:28:50 GMT</pubdate><description> Caro Cristiano, è vero qualcuno doveva pur cominciare... a leggere il tuo post mi si è fuso il computer, infatti ho dovuto portarlo in assistenza. L&amp;#039;argomento è pesantino e pone subito una contro domanda: ha ancora senso oggi  parlare di pellicola e di differenze tra sensore e pellicola, oggi quest&amp;#039;ultima purtoppo è MORTA! Anche se chi più chi meno, tutti noi abbiamo ancora a casa una reflex pellicolosa, essa giace sconsolata in un cantuccio vuoi perchè lo sconsolato, pure lui, fotografo non trova più le pellicole adatte, al di là di quelle mefitiche da supermercato, vuoi perchè anche se trovasse l&amp;#039;oggetto del desiderio non troverebbe comunque tanto facilmente un serio laboratrio di qualità a prezzi non stellari. quindi i paragoni sono assolutamente INUTILI.&lt;br /&gt;Fatto il preambolo credo che un qualsiasi scalcinato libro di fotografia digitale possa darti tutte le definizioni tecniche che vuoi, io mi limito a darti le mie che ovviamente per scelta non sono tecniche.&lt;br /&gt;1) Cos&amp;#039;è: una miniera d&amp;#039;oro ovviamente per le case di elettronica che li producono e che ormai hanno ingaggiato una folle, quanto inutile e totalmente commerciale sfida all&amp;#039;ultimo Mpixel, del tipo io ne ho 12Mp, io invece 14, e io 15 vi frego tutti cicca cicca... la cosa è tanto più assurda se si pensa che per risolvere pienamente 12 milioni di puntini ci vogliono obiettivi che costano una fortuna e computer per gestire i relativi file degni di STAR WARS! Ma tant&amp;#039;è che la gente abbocca e il gioco vale la candela. Per inciso questo ha portato alla follia che la vita media di una fotocamera oggi è di un anno si e no!&lt;br /&gt;2)Che forma ha? Quella più consona agli interessi commerciali di cui sopra, finchè si è potuto, si usavano CCD ma ora la rincorsa al MP fa si che questo tipo di sensore per sua natura, sia troppo rumoroso, e quindi più o meno tutti si stanno convertendo al CMOS, più versatile meno rumoroso, meno costoso forse con meno qualità ma chi se ne frega se ne potrà mai accorgere il povero fotografo appasionato con i suoi ridicoli obiettivi? E al professionista non gliene frega niente, dagli una macchina da 4MP che spari 20 fotogrammi al secondo e lui è contento! C&amp;#039;è poi il Foveon di cui si dice un gran bene ma oggi è ancora troppo costoso e fuori mercato ma chissà...&lt;br /&gt;Riguardo alla forma sempre per convenienza gli amici di cui sopra, hanno spremuto per benino il formato APS-C oggi sono arrivati al limite di 15 MP (Canon EOS 50D) e si rendono conto che più in là è difficile andare (rumore qualità immagine ecc) e allora stanno iniziando a battere il tasto del FF (Full Frame) ovvero il sensore a pieno formato 24x36 mm, vedrai, ma questa è una mia previsione che dal prossimo anno anche il prezzo di questi mostri calerà.&lt;br /&gt;Credo che questa mia dissertazione possa per ora considerarsi conclusa, ma ricordate comunque sempre che qualcuno che usava una piccola e scassata Leica un giorno disse:&lt;br /&gt;&amp;quot;Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere&amp;quot;. (da Henri Cartier-Bresson, Contrasto, 2004) Lui i sensori non sapeva neanche cosa fossero ma ha fatto la storia della fotografia!&lt;br /&gt;Ciao&lt;br /&gt;Frank &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By Franco Castellari&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Due parole sull&#039;ombra</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=30</link><pubdate>Fri, 14 Nov 2008 15:10:18 GMT</pubdate><description> Raccolgo la simpatica provocazione di Frank del 6 novembre (Ombre forme virtuali?) ribaltando con un paradosso la questione da lui sollevata: e se invece fosse proprio la realtà, nel suo rapporto con le ombre, ad essere virtuale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando parliamo di ombre ci addentriamo in un territorio dal perimetro incerto ed ambiguo. Tocchiamo zone profonde di mistero: valenze metaforiche, simboliche, talvolta cariche di paure ancestrali o blocchi psicologici. Una materia sterminata, insomma. Ridurre l’idea di ombra alla domanda se essa è forma reale o forma virtuale può limitare la nostra prospettiva su questa complessità. I pittori, ad esempio, usano per descrivere l’ombra, un’espressione che può essere di primo orientamento: &amp;quot;ombra portata&amp;quot;, un sintagma che rimanda alla natura ineluttabile dell’ombra, una specie di fardello che la realtà non può mai scrollarsi di dosso. Ombra come frutto del legame inscindibile che unisce la realtà al proprio lato nascosto, oscuro; un legame che di “virtuale” (ovvero, da dizionario: “fittizio”; “che esiste in potenza”) ha poco o nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Semmai è più proficuo (creativamente) definire l’ombra come la forma di un’assenza (l’ombra rimanda ad una realtà che non vediamo) o come la forma della parte invisibile della realtà (l’ombra rivela, senza mostrarcelo pienamente, il lato non illuminato della realtà). E’ il mito della caverna raccontato da Platone, dove gli uomini, incatenati in una grotta, vedono della realtà solo le ombre e, in assenza di altri riferimenti, finiscono per credere che le ombre stesse siano la realtà ... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By enrico prada&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Benvenuti</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=1</link><pubdate>Wed, 23 Jul 2008 18:10:46 GMT</pubdate><description> Benvenuti nel Blog di OltreFoto - Laboratorio Permanente di Fotografia.&lt;br /&gt;Il Blog è uno spazio virtuale in cui discutere, scambiare idee e suggestioni su fotografia, cinema, musica, teatro, pittura, letteratura,.... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By admin&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Arte vs arte</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=13</link><pubdate>Thu, 16 Oct 2008 15:43:32 GMT</pubdate><description> Il quadro di Sironi mostrato nel messaggio qui sotto mi offre lo spunto per alcune riflessioni che vorrei condividere con i talentuosi fotografi di “Oltrefoto”.&lt;br /&gt;Mi chiedo se lo stesso desolato scenario industriale, impresso su una pellicola fotografica,  avrebbe suscitato nell’osservatore le stesse suggestioni evocate dal pennello di Sironi.&lt;br /&gt;In altre parole, e’legittimo annoverare la fotografia tra le supreme forme espressive dell’Uomo al pari della musica, della pittura o della scultura? &lt;br /&gt;Talvolta la fotografia appare come un atto razionale la cui perfezione tecnica esalta il piacere intellettivo dell’osservatore, ma ne cristallizza le emozioni. D’altro canto anche i sentimenti piu’profondi del fotografo sembrano scomparire dietro l’obiettivo, gelosamente nascosti da uno schermo che riflette solo un’immagine superficiale, quasi di maniera. Paradossalmente il fotografo sembra smarrirsi in mezzo ai pixel, la fotografia diventa un mero esercizio di stile: l’angolo, la luce, l’inquadratura diventano il fine non il mezzo. C’e’tecnicismo autocompiaciuto, ma non c’e’autenticita’, la macchina fotografica sembra donare al fotografo l’invulnerabilita’, lo protegge come una corazza o come una maschera e, alla fine, lo allontana da se stesso. Naturalmente esistono le eccezioni (vedi la stupenda mostra di Giacomelli che avete organizzato qualche anno fa!). &lt;br /&gt;La pittura, invece, sembra svelare le emozioni piu’profonde dell’autore in tutta la loro crudezza e nudita’, e’inesorabile e di fronte a certi quadri gli stessi osservatori si sentono in trappola, smascherati, senza scampo. Il pittore lancia una sfida che e’impossibile non raccogliere: i nostri abissi, le nostre miserie, i nostri sentimenti piu’reconditi vengono rivelati con una straordinaria potenza evocativa che continua a lavorare in noi anche dopo aver distolto lo sguardo.    &lt;br /&gt;Nelle cliniche per il trattamento di alcune malattie della psiche (per esempio l’anoressia nervosa) la pittura e la scultura, in particolare la manipolazione della creta, sono componenti importanti del percorso terapeutico.&lt;br /&gt;I malati, chiamati a ricreare alcuni soggetti, producono opere  profondamente legate al vissuto individuale dalle quali si liberano i fantasmi dell’inconscio piu’di quanto accada con mille parole e nonostante mille ostinati silenzi. Forse anche la “fisicita’”primordiale della scultura (e in parte della pittura), il piacere quasi infantile di creare “materialmente” qualcosa con le proprie mani contribuisce ad abbattere le barriere narcisistiche in alcuni di questi pazienti. E’poi particolarmente impressionante constatare la perfetta corrispondenza tra lo stile di una data creazione e la particolare fase della malattia che il paziente sta attraversando in un determinato momento. L’arte si trasforma di continuo lungo la via e segue passo a passo l’evoluzione (e le involuzioni) della patologia. Mi domando se sia possibile ottenere lo stesso risultato con la fotografia... &lt;br /&gt;Qualche tempo fa ho frequentato un workshop in cui si chiedeva ad alcuni operatori sanitari di esprimere il loro rapporto con il dolore (principalmente psicologico, legato al lutto) atraverso la pittura e la fotografia. I quadri improvvisati sono risultati particolarmente significativi a tal punto che l’insegnante, pur non conoscendo nessuno dei partecipanti, e’riuscito non solo a tratteggiare la personalita’di ognuno ma addirittura a scorgere in alcuni disegni le tracce di dolorose esperienze passate. Il momento “fotografico”e’stato invece comicamente disastroso: le foto erano davvero banali e stereotipate e tutti sembravano essersi rifugiati nelle solite immagini cliche’ (il tramonto, il fiore appassito, l’anziano con il bastone, ecc.) tanto per non interrogarsi troppo...&lt;br /&gt;A che cosa attribuire questa dissonanza? Forse semplicemente al fatto che la fotografia implica l’uso di uno strumento piu’complesso ed evoluto di un pennello? Non basta schiacciare un tasto per creare un’immagine di valore, la si deve costruire nella mente prima di imprimerla nella pellicola...ma poi, se non c’e’il talento unito all’abilita’tecnica, non e’affatto detto che la macchina faccia proprio quello che vogliamo...E’solo questo o c’e’dell’altro?&lt;br /&gt;A mio parere l’interrogativo e’stato ben indirizzato da Wim Wenders il quale afferma:“il fotografare e’troppo bello per essere vero, ma e’anche troppo vero per essere bello. Percio’fotografare e’sempre un atto di presunzione e di ribellione. Fotografare insegna l’intemperanza o l’umilta’”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa ne pensate???? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie!!! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By cecilia elettra&lt;/b&gt; </description></item>
<item><title>Appunti di viaggio</title><link>http://www.oltrefoto.it/Blog/view_post.php?id=30</link><pubdate>Sat, 14 Feb 2009 18:03:56 GMT</pubdate><description> Nel settembre del 2007 OltreFoto ha iniziato un viaggio nel paesaggio.&lt;br /&gt;La scelta di un tema che senza dubbio è stereotipato (come il ritratto, peraltro) è stata voluta. &lt;br /&gt;Più un tema è consolidato e più è difficile avvertire la necessità di qualcosa di diverso. Ed è anche più difficile esprimere qualcosa di personale, perché il paradigma percettivo-visivo ci abitua, ci rende comodi. In realtà c’è molto da fare e da costruire e noi abbiamo cercato di combattere lo sguardo rassicurante. &lt;br /&gt;Guidati con la solita perizia da Enrico Prada, la serie di Laboratori intitolata “Luoghi &amp;amp; Paesaggi” sta quasi per approdare a una mostra. Qui di seguito alcuni appunti di viaggio redatti dallo stesso Enrico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DESPINA (P. 17)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è solo una questione di punti di vista diversi, ma è anche – e soprattutto – un modello di sguardo, un modello di visione che proietta sul paesaggio le proprie attese interiori, le proprie fantasie, sogni, desideri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza tutto questo Despina sarebbe solo e semplicemente “città”, sia che si arrivi dal mare sia dal deserto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza tutto questo Despina sarebbe solo pinnacoli di grattacieli, antenne radar, fumaioli …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedere i “paesaggi invisibili” è possibile se li illuminiamo con la luce che noi proiettiamo sulle cose, sul mondo. E’ la luce dello sguardo che viene da dentro, uno sguardo interiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ZEMRUDE (P. 66)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’umore dello sguardo è il primo e più semplice livello di sguardo personale, di sguardo interiore (che proviene da dentro)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’umore come primo gesto in profondità dello sguardo, oltre le apparenze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’umore/stato d’animo come momento di costruzione del paesaggio: lo stato d’animo plasma il paesaggio   [“Oggi vedo tutto nero”]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E da qui possono nascere infinite mappe, infinite geografie personali (della gioia, del dolore, della solitudine, della stanchezza …)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DOROTEA (P. 9)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro modello di sguardo, di visioni contrapposte:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) lo sguardo analitico, lo sguardo della precisione e della nitidezza: lo sguardo dell’inventario. Sguardo che è una questione di accumulo, di immagazzinamento&lt;br /&gt;[Gabriele Basilico]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) lo sguardo che mette in gioco noi stessi: sguardo davvero personale, privato: uno sguardo intimo&lt;br /&gt;[Carmelo Bongiorno, Mimmo Jodice] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I PAESAGGI INVISIBILI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devono essere frutto di uno sguardo (fotografico e creativo) particolare: uno sguardo strabico: rivolto contemporaneamente all’esterno e verso l’interno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo strabismo deriva la possibilità di mostrare &lt;br /&gt;-	L’invisibilità del mondo&lt;br /&gt;-	L’invisibilità nostra, privata: il nostro intimo &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora la Fotografia è davvero un fatto interiore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario Giacomelli&lt;br /&gt;“ … perché prima deve [la fotografia] accadere dentro di me: aspetto che accade dentro di me”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una questione di ascolto, più che di ricerca: Giacomelli non cerca, non ha ansie da ricerca: lui osserva, lui ascolta, lui trova. &lt;br /&gt;Lui lascia accadere: davanti a sé e dentro di sé&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MA COSA DEVE ACCADERE?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;John Berger&lt;br /&gt;“Davanti a noi c’è qualcosa e noi, con gli occhi, interroghiamo il suo manifestarsi. In genere si crede che la cosa guardata sia passiva e che siamo noi, nell’osservarla, a essere attivi. In realtà quel che succede quando si [fotografa] veramente (…) è che, a un certo punto, dalla cosa si sprigiona una energia che è lì per incontrarsi con l’energia contenuta nello sguardo di chi osserva.&lt;br /&gt;Proviamo a immaginare per un istante che questa energia sia un raggio: ogni volta che questi due raggi si toccano, succede qualcosa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è questo “qualcosa” che, come credo, è ciò che Giacomelli descrive come l’attesa dell’accadere dentro di sé&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;John Berger&lt;br /&gt;“ … di fronte al mare, a un tramonto, a un semplice albero, a dei fiori di campo o a una cascata, ci si accorge che si sta guardando qualcosa che non coincide con ciò che si ha davanti agli occhi, che va oltre” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;By admin&lt;/b&gt; </description></item>
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