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Due parole sull'ombra Posted on Fri, 14 Nov 2008 15:10:18 by enrico.prada Raccolgo la simpatica provocazione di Frank del 6 novembre (Ombre forme virtuali?) ribaltando con un paradosso la questione da lui sollevata: e se invece fosse proprio la realtà, nel suo rapporto con le ombre, ad essere virtuale? Quando parliamo di ombre ci addentriamo in un territorio dal perimetro incerto ed ambiguo. Tocchiamo zone profonde di mistero: valenze metaforiche, simboliche, talvolta cariche di paure ancestrali o blocchi psicologici. Una materia sterminata, insomma. Ridurre l’idea di ombra alla domanda se essa è forma reale o forma virtuale può limitare la nostra prospettiva su questa complessità. I pittori, ad esempio, usano per descrivere l’ombra, un’espressione che può essere di primo orientamento: "ombra portata", un sintagma che rimanda alla natura ineluttabile dell’ombra, una specie di fardello che la realtà non può mai scrollarsi di dosso. Ombra come frutto del legame inscindibile che unisce la realtà al proprio lato nascosto, oscuro; un legame che di “virtuale” (ovvero, da dizionario: “fittizio”; “che esiste in potenza”) ha poco o nulla. Semmai è più proficuo (creativamente) definire l’ombra come la forma di un’assenza (l’ombra rimanda ad una realtà che non vediamo) o come la forma della parte invisibile della realtà (l’ombra rivela, senza mostrarcelo pienamente, il lato non illuminato della realtà). E’ il mito della caverna raccontato da Platone, dove gli uomini, incatenati in una grotta, vedono della realtà solo le ombre e, in assenza di altri riferimenti, finiscono per credere che le ombre stesse siano la realtà ... |
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