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LETTERE... Posted on Sun, 23 Nov 2008 16:22:57 by Frank Da un padre a un figlio… “Domandi: cosa dovrei fare per diventare un fotografo come te?.... Come si può rispondere su qualcosa che non ha una spiegazione tecnica, che è impalpabile e proviene dall’interno? Certo inizialmente dovrai acquisire delle padronanze tecniche. Dovrai farlo, se vorrai esprimerti esteticamente utilizzando strumenti che sono anche puramente meccanici. Ma poi, dovranno diventare riflessi automatici, da dimenticare al più presto. Movimenti istintivi come aprire la bocca per mordere una mela. Allora una volta che questi riflessi saranno acquisiti, potrai concentrarti su quel che vedi nel mirino perché è attraverso il mirino che riuscirai a stabilire il legame tra la realtà e la tua personale interpretazione che di questa realtà vorrai darne. Ricordalo. Ogni cosa che vedi guardando in basso, sulla lastra di vetro della tua Rolleiflex è la realtà-le cose come sono. La fotografia è ciò che tu deciderai di farne di tutto questo. Guardando nel tuo mirino, quel che vedi potrà essere bello o divertente o potrà essere triste. Il tuo cuore potrà fermarsi per l’orrore di tutto ciò o i tuoi occhi velarsi di pietà o di vergogna. Ma questa è la realtà e tu devi sapere cosa farne. Penso che nessuno possa indicarti in che modo agire, a parte raccomandarti di essere onesto con te stesso. Certamente, non puoi interpretare cosa vedi nel mirino e trasformarlo in una buona foto senza avere la giusta conoscenza di cosa si tratta. Devi sentire una certa affinità verso quel che fotografi. Devi esserne parte e nello stesso tempo, rimanere sufficientemente distante e guardarlo in modo obiettivo. Come osservare dalla platea una commedia che conosci già a memoria. Purtroppo non esiste formula per acquisire questa conoscenza-a-memoria, questa comprensione. E’ qualcosa che nascerà spontaneamente dal profondo di te stesso”. Estratto di una lettera inviata da Gorge Rodger (co-fondatore di Magnum-Photos) al figlio Jonathan, il 15 luglio 1970 (Tratto dalla monografia Gorge Rodger I Grandi Fotografi Magnum Photos Hachette editore) Da un figlio al padre… Caro papà, ti scrivo una lettera perché quello che si dice per telefono ha una certa tendenza a sparire nel chissà cosa. Sto cercando di esprimere a parole ciò che sento di più profondo, non solo per te ma per il mio lavoro e per tutti gli anni in cui siamo stati un padre e un figlio indefinibili. Non ho mai capito perché ho riservato il meglio di me a degli sconosciuti come Stravinsky invece che a mio padre. Quando ero ragazzo, avevamo una fotografia di te seduto al piano: crescendo, la vedevo tutti i giorni. Era dello studio di Bachrach, molto ritoccata e noi la chiamavamo “il Jack Avedon che sorride” era una battuta ricorrente in famiglia, perché era la foto di un uomo che non abbiamo mai visto, che io non conoscevo. Anni dopo Bachrach fece una pubblicità usando me come soggetto-Richard Avedon, fotografo. Mi fotografarono proprio come avevano fotografato te. Allo stesso pianoforte, in un luogo dove nessuno di noi due aveva mai vissuto. Io sto cercando di fare qualcosa di diverso. Quando posi per un fotografo stai dietro a un sorriso che non è il tuo. Tu sei arrabbiato, affamato, vivo. Cio che apprezzo dentro di te è quell’intensità. Voglio fare ritratti che siano intensi quanto le persone che fotografo. Voglio che la tua intensità passi attraverso di me, da lì nella macchina fotografica e che diventi una rivelazione per un estraneo. Di te amo l’ambizione la capacità di provare delusione, e queste cose sono in te più vive che mai. Ti ricordi quando avevo nove anni e tu hai cercato di insegnarmi ad andare in bicicletta? Eri arrivato nel New Hampshire per il fine settimana, credo, in estate, mentre noi eravamo lì in vacanza, e avevi ancora l’abito da lavoro. Mi stavi facendo vedere come andare in bici e sei caduto, e in quel momento io ho visto la tua faccia. Mi ricordo la tua espressione mentre cadevi. Avevo la mia Box Brownie, e ti ho fotografato. Non mi sto spiegando. Mi capisci? Con affetto Dick Quando è morto nel 1973, ho trovato questa lettera, riposta nella tasca interna del suo vestito migliore, quello che non metteva mai. (Tratto da “Richard Avedon Ritratti” Idea Books editore) Gli anni passano, le tecniche cambiano, ma trovo che queste due lettere siano ancora meravigliosamente attuali. Voi cosa ne pensate? Un saluto Franco |
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