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Appunti di viaggio Posted on Sat, 14 Feb 2009 18:03:56 by admin Nel settembre del 2007 OltreFoto ha iniziato un viaggio nel paesaggio. La scelta di un tema che senza dubbio è stereotipato (come il ritratto, peraltro) è stata voluta. Più un tema è consolidato e più è difficile avvertire la necessità di qualcosa di diverso. Ed è anche più difficile esprimere qualcosa di personale, perché il paradigma percettivo-visivo ci abitua, ci rende comodi. In realtà c’è molto da fare e da costruire e noi abbiamo cercato di combattere lo sguardo rassicurante. Guidati con la solita perizia da Enrico Prada, la serie di Laboratori intitolata “Luoghi & Paesaggi” sta quasi per approdare a una mostra. Qui di seguito alcuni appunti di viaggio redatti dallo stesso Enrico. DESPINA (P. 17) Non è solo una questione di punti di vista diversi, ma è anche – e soprattutto – un modello di sguardo, un modello di visione che proietta sul paesaggio le proprie attese interiori, le proprie fantasie, sogni, desideri Senza tutto questo Despina sarebbe solo e semplicemente “città”, sia che si arrivi dal mare sia dal deserto Senza tutto questo Despina sarebbe solo pinnacoli di grattacieli, antenne radar, fumaioli … Vedere i “paesaggi invisibili” è possibile se li illuminiamo con la luce che noi proiettiamo sulle cose, sul mondo. E’ la luce dello sguardo che viene da dentro, uno sguardo interiore. ZEMRUDE (P. 66) L’umore dello sguardo è il primo e più semplice livello di sguardo personale, di sguardo interiore (che proviene da dentro) L’umore come primo gesto in profondità dello sguardo, oltre le apparenze L’umore/stato d’animo come momento di costruzione del paesaggio: lo stato d’animo plasma il paesaggio [“Oggi vedo tutto nero”] E da qui possono nascere infinite mappe, infinite geografie personali (della gioia, del dolore, della solitudine, della stanchezza …) DOROTEA (P. 9) Altro modello di sguardo, di visioni contrapposte: a) lo sguardo analitico, lo sguardo della precisione e della nitidezza: lo sguardo dell’inventario. Sguardo che è una questione di accumulo, di immagazzinamento [Gabriele Basilico] b) lo sguardo che mette in gioco noi stessi: sguardo davvero personale, privato: uno sguardo intimo [Carmelo Bongiorno, Mimmo Jodice] I PAESAGGI INVISIBILI Devono essere frutto di uno sguardo (fotografico e creativo) particolare: uno sguardo strabico: rivolto contemporaneamente all’esterno e verso l’interno Da questo strabismo deriva la possibilità di mostrare - L’invisibilità del mondo - L’invisibilità nostra, privata: il nostro intimo E allora la Fotografia è davvero un fatto interiore: Mario Giacomelli “ … perché prima deve [la fotografia] accadere dentro di me: aspetto che accade dentro di me” E’ una questione di ascolto, più che di ricerca: Giacomelli non cerca, non ha ansie da ricerca: lui osserva, lui ascolta, lui trova. Lui lascia accadere: davanti a sé e dentro di sé MA COSA DEVE ACCADERE? John Berger “Davanti a noi c’è qualcosa e noi, con gli occhi, interroghiamo il suo manifestarsi. In genere si crede che la cosa guardata sia passiva e che siamo noi, nell’osservarla, a essere attivi. In realtà quel che succede quando si [fotografa] veramente (…) è che, a un certo punto, dalla cosa si sprigiona una energia che è lì per incontrarsi con l’energia contenuta nello sguardo di chi osserva. Proviamo a immaginare per un istante che questa energia sia un raggio: ogni volta che questi due raggi si toccano, succede qualcosa”. Ed è questo “qualcosa” che, come credo, è ciò che Giacomelli descrive come l’attesa dell’accadere dentro di sé John Berger “ … di fronte al mare, a un tramonto, a un semplice albero, a dei fiori di campo o a una cascata, ci si accorge che si sta guardando qualcosa che non coincide con ciò che si ha davanti agli occhi, che va oltre” |
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