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World Press Photo Posted on Mon, 15 Mar 2010 22:33:12 by Frank Rieccomi sul blog dopo circa un anno di assenza, su consiglio e esortazione di Enrico riporto uno scambio di mail che c'è stato tra di noi la scorsa settimana, riguardo ad un mio particolare commento sull'immagine di Pietro Masturzo che ha vinto il premio più ambito al World Press Photo 2010 (riguardante le immagini del 2009). Se ricordate, in modo provocatorio, nella mail che ho inviato a tutti definivo quell'immagine "discutibile" nessuno ha raccolto la mia provocazione tranne Enrico, questa è la sequenza esatta delle nostre discussione: 07 marzo 2010 13.00 Ciao a tutti, volevo segnalare che in edicola potete trovare l'ultimo numero de L'Eurpeo (N 3 Marzo 2010) interamente dedicato ai fotografi italiani che negli anni hanno vinto il World Press Photo o comunque si sono classificati nelle varie categorie del premio. L'introduzione è affidata a Ferdinando Scianna. Il numero prende spunto dalla vittoria nella categoria più prestigiosa (la migliore foto dell'anno) di un italiano, il giovane Pietro Masturzo (prima di lui era capitato solo a Francesco Zizola nel 1996) con una discutibile immagine sulle proteste delle donne iraniane. Le immagini sono molto curate e anche i commenti allegati. Ciao Franco 08 marzo 2010 15.26 Grande Frank!!! Grazie per la tempestiva segnalazione. P.S. La foto vincitrice non mi sembra "discutibile", anzi! Mi sembra un modo "trasversale" di narrare: un grande "fuori campo" dove il dramma (un po' come nella tragedia greca) non avviene in scena (ovvero, nel nostro caso: nell'inquadratura), bensì oltre i margini dell'immagine. A questo proposito ti segnalo un bell'articolo di Colin sul Corriere.it in cui si discorre intelligentemente proprio di questo "nuovo sguardo" dei fotografi italiani free-lance, fatto più di attenzione e partecipazione agli eventi che di teatralità, qualità - quest'ultima - dei fotografi "embedded" o di quelli gestiti dalle grandi agenzie fotografiche, le quali che piazzano sui giornali e sulle riviste solo immagini "gridate", spettacolari. Televisive, insomma. Etc. Possiamo continuare la chiacchierata venerdì, se ti va. Un abbraccio. Enrico. 08 marzo 2010 21.14 Caro Enrico, non avevo dubbi che saresti stato l’unico a rispondere alla mia piccola provocazione. Ne riparleremo sicuramente venerdì ma lascia che ora ti accenni semplicemente perché definivo discutibile l’assegnazione del World Press Photo all’immagine di Pietro Masturzo. Premetto che sono pienamente d’accordo con quanto ha scritto Gianluigi Colin su Corriere.it sullo sguardo “alternativo” dei fotografi italiani, che non espone il fatto ma lo lascia intuire, tuttavia l’immagine di Masturzo non mi convince del tutto sai perché? Tu ci hai sempre detto che un’immagine deve comunicare qualcosa, e chi la osserva deve capire il messaggio che essa ci trasmette, ora non me ne volere, considerandomi troppo banale, ma sai cosa ho pensato vedendo l’immagine per la prima volta senza leggere la didascalia? Napoli, rione Sanità all’imbrunire, sotto un cielo plumbeo che minaccia temporale un gruppo di vecchie comari ha appena ritirato i panni stesi e una di esse urla a una vicina avvertendola di fare lo stesso perché di li a poco pioverà. Certo quando ho letto la didascalia anche io ho detto Ah! Però! Che punto di vista diverso… Però… Però i panni stesi sono stati il mio primo pensiero. Non fraintendermi non cerco i sensazionalismi a tutti i costi, l’immagine con cui Gianfranco Moroldo è stato premiato al WPP del 1968 che ritrae una sconfinata serie di macerie e un uomo che urla la sua disperazione al cielo sarà scontata ma a me emoziona, trasmette un po’ della sua rabbia e impotenza contro il destino, l’immagine che vinse il WPP del 2005(credo) che ritraeva una donna disperata china accanto al corpo di un proprio caro morto, di cui si intravedeva solo un braccio martoriato, urlava al mondo la disperazione per lo tsunami che aveva colpito l’Indonesia la vedova afgana con il burka che prega sulla tomba del marito (Nachtway a pagina 6 di questo numero dell’Europeo) urla la disperazione di un popolo davanti alla follia dei talebani in Afghanistan, l’immagine di Masturzo bisbiglia la rabbia di un popolo o parte di esso ma lo fa tramite una didascalia… Un abbraccio forte! A venerdì Franco 09 marzo 2010 11.22 Ciao Frank, rieccomi (tra l'altro sto pensando che questi nostri micro-interventi varrebbe forse la pena di trasferirli sul blog di Oltrefoto, che sta languendo. E non solo quello, a dire il vero) Ti rispondo dopo aver sfogliato il bellissimo numero di Epoca che avevi segnalato e dopo aver letto l'acida e malinconica presentazione di F. Scianna. Mi sono accorto che quello che scrivevo ieri era, senza saperlo, in linea con l'analisi di Scianna, ma anche con un certo modo di guardare le immagini (un modo che – rispetto a voi, ad esempio – ha alle spalle una tradizione di lettura e di visione un po’ più collaudata. In altre parole sia Scianna che io siamo più vecchi). Ma credo che il punto stia altrove e la tua risposta è esemplare. Il problema vero, nella comunicazione fotografica, è proprio il lettore. Che la comunicazione fotografica sia "ambigua" (ovvero senza un preciso significato tracciato sulla carta millimetrata) è un fatto che a OF abbiamo acquisito (credo). Il senso fluttuante, incerto, aperto a letture molteplici è sostanziale in fotografia. E’ in agguato, si, ma ne rappresenta anche la ricchezza vitale. E l’immagine di Masturzo, hai perfettamente ragione, si presta – senza l’ancoraggio della didascalia – ad una lettura aperta. Tra l’altro, non so se hai dato un’occhiata anche alle altre due immagini del suo reportage sui tetti di Tehran: sono molto più deboli dell’immagine che ha vinto, quasi deludenti. Probabilmente Scianna ha ragione quando dice che la giuria del WWP ha voluto, da un po’ di tempo, allontanarsi da quelle icone “facili” della tragedia (Scianna parla addirittura di “pornografia” del dolore), come se volesse dare vita ad un nuovo “repertorio” di simboli del dolore e della tragedia. Sono tutte riflessioni a caldo: “appunti” più che meditazioni approfondite e credo che questa sia una buona occasione per guardare alla fotografia anche in modo etico e non solo, come si fa ad OF e in (quasi) tutto il mondo amatoriale, come momento di sublimazione estetica. Insomma, in fotografia non c’è solo il bello (ricercato per stare bene con sé stessi), c’è anche l’orrore, lo smarrimento; ci sono anche le domande; tutte cose che reclamano risposte e la nostra partecipazione emotiva e morale. E anch’io dovrò riflettere su tutti questi “appunti” . Un abbraccio e grazie per aver dati il “la” a questo scambio. Enrico Questo è quanto... naturalmente il discorso è ancora aperto e qualsiasi intervento è ben accetto... Mi permetto solo di fare un'altra segnalazione, è in edicola PROGRESSO FOTOGRAFICO Serie ORO N° 10 dedicato ai maestri della fotografia, contiene sei monografie,a mio parere molto ben fatte dedicate ad altrettanti maestri: Man Ray Alfred Stieglitz Laslo Moholy Nagy Lewis Carroll André Kertész W. Eugene Smith Un caro saluto a tutti. |
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