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Laboratorio Permanente di Fotografia - Direttore Artistico Enrico Prada
   

 

 

Variazioni Rodchenko

 

Materiali fotografici in trasformazione

 

 


La mostra

Rassegna Stampa

Immagini dell'inaugurazione e della Performance





dal 10 febbraio al 18 febbraio 2007

 

ex-Chiesa di Santa Maria Gualtieri

Piazza della Vittoria 1

Pavia

 

Eventi: performance

“Variazioni metamorfosi metafore”

eseguita all’atto dell’inaugurazione.

 

La mostra Variazioni Rodchenko è frutto di un seminario creativo sull’inquadratura, ideato e diretto da Enrico Prada per il Laboratorio Permanente di Fotografia OltreFoto di Voghera. Da novembre 2005 ad aprile 2006 i fotografi coinvolti (alcuni ancora oggi con ricerche in corso), hanno indagato le potenzialità espressive e comunicative dell’inquadratura, affrontandola come spazio della rappresentazione e modo individuale di visione del mondo.

 

Da una classica immagine del fotografo russo Alexandr Rodchenko (Scale, 1929) il laboratorio ha elaborato, movendo per accumulo di suggestioni e libere associazioni visive, una sinfonia di immagini che ha trasformato il tema iniziale in un materiale nuovo ed originale, intrecciando nelle nuove metafore visive la memoria delle forme ispiratrici.

 

La mostra è strutturata, a sua volta, come una ulteriore serie di variazioni sul tema. E’ composta da tre aree simultanee di rappresentazione: l’esposizione, scandita – come fosse una partitura - in cinque movimenti, dove è lo sguardo dello spettatore a farsi itinerante davanti alle stampe fotografiche; la proiezione di tutte le immagini prodotte nel corso del laboratorio e non confluite – per motivi di coerenza generale - nell’esposizione a stampa: in questo caso sono le immagini a muoversi davanti allo sguardo dello spettatore; l’installazione “Colazione da Rodchenko” che ospita, specularmente, immagini fotografiche accanto agli stessi oggetti fotografati, lasciando lo spettatore in una sorta di spaesamento percettivo, in bilico tra realtà e rappresentazione. 

 

Affianca la mostra, la performance “Variazioni metamorfosi metafore”, nata da un’idea di Enrico Prada realizzata da Ilaria Canobbio, Elena Laffi, Antonio Marfi e Paolo Valassi di OltreFoto, nella quale gli autori, mescolano linguaggi visivi, verbali e musicali per suggerire l’idea della variazione come metafora per rappresentare la realtà e i suoi perenni mutamenti di stato.

Antonio Sacchi

Presidente dell’Istituzione

Teatro “G. Fraschini” di Pavia

 

Ad Aleksandr M. Rodchenko, artista russo dell’evo sovietico, scomparso poco più di cinquanta anni fa (nel 1956, per essere precisi) non sarebbe dispiaciuto essere definito un atleta. Un atleta della fotografia. Artista eclettico, incline ad utilizzare forme diverse dell’espressione artistica - pittura, grafica, scultura, scenografia, architettura, cinema e, appunto, fotografia - Rodchenko ha vissuto con dinamismo la stagione culturale post rivoluzionaria, non disdegnando alcune incursioni nel campo della propaganda politica (il fotomontaggio: un vero e proprio mezzo di comunicazione per informare vaste masse, a quel tempo, ancora analfabete).

La sua arte si inserisce però più autenticamente nella corrente del costruttivismo alla quale non sono estranei i contatti con i dada berlinesi e i legami con il Bauhaus e con le tecniche d’avanguardia di un altro campione dello scatto: Laszlo Moholy Nagy. Autore di alcune delle più originali copertine della rivista LEF (Fronte di sinistra delle arti), Rodchenko è uno dei protagonisti dell’intellighenzia russa che comincia a soffrire, con i poeti Brik, Tretyakov e soprattutto Majakovskij, del soffocante clima che la tempesta staliniana sta addensando sul pianeta delle arti, consolidando il suo potere politico anche attraverso il controllo di quei fenomeni di libertà creativa che malvolentieri si piegano alla pioggia e al vento della radicale sovietizzazione della cultura. L’atto culminante di questa resa al nuovo regime totalitario viene sigillato nel 1930 dal suicidio dell’amico Majakovskij.

Accusato di aver dato troppa importanza all’estetica, il grande fotografo costruttivista sopravviverà negli anni bui dello stalinismo accettando di riprendere solo eventi di stato (numerosi quelli sportivi e sociali), dedicandosi inoltre alla pittura in una sorta di isolamento, in parte volontario e in parte imposto. Morirà, come già detto, proprio nel 1956, dopo la scomparsa del dittatore georgiano, in piena epoca del cosiddetto disgelo kruscioviano.

Il gruppo di fotografi che hanno allestito, sotto l’etichetta di “Oltrefoto”, la rassegna di immagini “Variazioni Rodchenko”, hanno saputo cogliere due degli elementi fondanti della sua arte: temporalità e movimento. Tagli obliqui, punti di vista eccentrici e insoliti, dinamicità interiore dell’immagine, linee verticali e orizzontali. Scale: come scale musicali; “step and go” dello sguardo, modulazioni di note, un mix di classico e moderno; quasi una jazz suite waltz alla Shostakovic, suo contemporaneo. Una galleria di fotografie futurista nel senso internazionale, europeo del termine; affatto diverso da quel futurismo marinettiano, nazionalista e provinciale, di cui a Voghera si ha un buon ricordo. “De gustibus”.

La mostra restituisce intatto, attraverso l’interpretazione degli autori, il fascino dell’approccio rodchenkiano all’arte: il rifiuto del ritrarre per immagini come imitazione della realtà fine a se stessa e la tensione verso l’inquadratura intesa come dialettica tra le cose, tra gli oggetti e la mente.

 

 

 

 

 

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